I ragazzi del 2020

In questi giorni, per distrarmi dalle angosce vere, penso a come vivrei questo periodo se avessi un’altra età. Se fossi una bambina, un’adolescente, una quarantenne…

Come lo vivrei se avessi diciannove anni?
Panico, come minimo. Rabbia. Tristezza. L’ultimo anno di scuola, la maturità, l’estate della svolta, l’inizio dell’università… Tutto inedito, diverso, fuori dai programmi. Da vivere in modo alternativo. Ma come?
Se ripenso alla mia maturità, a quell’estate un po’…particolare!, col senno del poi non è stato neanche il momento più bello della vita. Davanti a tanti altri periodi felici, impallidisce un po’. Sicuramente è stato molto diverso da come me lo aspettavo. Però LO ASPETTAVO. Aspettative altissime (anche troppo, come sempre) che ad ogni modo mi hanno smosso dentro per un anno, facendo da propulsore, forse, anche per quello che è venuto dopo.


Se avessi diciannove anni, adesso, che cosa mi aspetterei? Di nuovo: panico, rabbia, tristezza. Ma no, non facciamone una tragedia: le tragedie sono altre. Vero. E allora? Allora il rischio è anche peggiore: arrendevolezza, disillusione, cinismo. Forse non mi aspetterei un granché da questo anno. Forse neanche da me stessa. Tanto vale.
Forse a un certo punto il mondo ripartirebbe e io resterei ferma a guardarlo dalla finestra, con una sensazione soffocata di ingiustizia, di furto, nel cuore. Senza sapere con chi prendermela, quindi prendendomela con chiunque.
Ma questa sarei io, che grazie a Dio non sono più quella che ero a diciannove anni.
I diciannovenni che conosco, invece, sono di tutt’altra pasta. In questi giorni li ho “visti” (a distanza) fare un sacco di cose: crescere, studiare, fidarsi, ascoltare, raccontarsi, rispettare le regole, giocare, oziare, spendersi per gli altri, darsi alle arti, interrogarsi, cercare risposte, pregare, scherzare, aspettare, avere paura, fare fatica, sostenersi a vicenda, pensare, discutere, sognare, iniziare a costruire il proprio futuro. Tutto, tranne che arrendersi.
Sarà che a diciannove anni ti aspetti sempre qualcosa, è fisiologico: sei fatto per avere speranza. Sarà, ma sono sicura che non è facile. E allora li osservo ancora più ammirata, e prendo appunti.
Grazie ai ragazzi del 2020, per quanto ci stanno insegnando.
L’esame più importante, per me, l’hanno già superato.

(2001)

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