La voce dei miei sbagli

Ci sono giorni in cui non ho alcun motivo per alzarmi dal letto. Anzi, ne avrei cinque o sei, come cinque o sei sono le cose da fare, e molte di più le persone per cui dovrei farle. Il guaio è che tra tutte quelle persone io non figuro, in quei giorni.


Sparisce quell’ombra di amor proprio, volontà o comunque vogliamo chiamarla. Resta solo una voce che urla nelle orecchie, mi chiama dalle lenzuola e da un tempo lontano, passato.

È sempre nel passato che si annida tutto il male. Il male che ho fatto ieri, il non abbastanza sfiorato la settimana scorsa, le lacune di due mesi fa. Ed ecco lesta, quella voce, ad urlarmi tutte le mie mancanze, mi dice non sei pronta, non sei degna di vivere questa giornata.

Così, aggiungo un altro giorno bianco al mio calendario, un altro buco-oggi che diventerà un buco-ieri e trascinerà a fondo il domani che verrà.
Lo faccio io, tutto da sola: non ho alcuna esimente. La voce che mi affossa non è altri che la mia.

Non ha motivo e non ha ragione: come viene se ne va. Ci sono giorni in cui sta zitta, e posso sentire bene la sveglia, il caffè, l’aria fredda del mattino. Ci sono anche loro: le buone giornate.

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