Il piccolo cielo, l’albero e la strada

Viveva, in tempi lontani, verso Occidente, nel pieno rigoglio della vita, un giovane molto buono ma pure molto stravagante. Per un nonnulla si inquietava, per un nonnulla ritornava sereno; si appartava mentre allegri gli altri si divertivano, seguendo strani pensieri. Pensieri inquieti. Pensieri bizzarri. Pensieri che poco si accordavano con la sua età.
Non aveva interesse per le ragazze, non per i divertimenti, forse neppure per se stesso. Voleva solo guardare. Guardava la strada. Guardava il cielo. Guardava gli alberi sopra la sua testa. E si rammaricava di non poter essere né strada, né cielo, né alberi. Si rammaricava in particolare di questo suo pensare continuo. Se fosse stato una strada, non avrebbe pensato così tanto; forse si sarebbe accorto appena dello scalpiccìo dei passanti sul suo manto. E più pensava a quanto sarebbe stato felice, se solo fosse nato strada, più odiava la forza misteriosa che lo spingeva a riflettere.
Era stanco di pensare: pensava da ormai vent’anni. Provò a distrarsi con lo studio; ma, come tutti sanno, esso stimola sempre più la mente. Cercò sollievo nel sonno; ma, sfuggito dalla morsa dei pensieri, era rimasto preda di quella dei sogni. Infine tentò di salvarsi attraverso lavori meccanici e ripetitivi; ma la sua mente, temprata da anni d’esercizio, in breve divenne in grado di governare contemporaneamente la mano e il pensiero. Continua a leggere “Il piccolo cielo, l’albero e la strada”